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Alive (sopravvissuti all’Heineken Jammin Festival)

15 Giugno 2007
Ore 11: Atti, che ha dormito volontariamente più del dovuto, si sveglia. Lo aspetta una intensa giornata all’Heieneken Jammin Festival.
Ore 12.20: Atti ha preparato zaino, 6 panini di pancetta e cotto (per un totale di 4,98 euro al Bennet), e ha pure fatto un brunch con una pizza riscaldata di Gizzo. Deve solo mettersi i pantaloni, e poi è pronto per partire.
Ore 12.30: Atti dovrebbe arrivare a casa di Diego.
Ore 12.38: Atti arriva a casa di Diego. Il viaggio sarà nella micra di Atti. Colonna sonora preparatoria: un megashuffle di MP3 di Pearl Jam, The Killers, My Chemical Romance, e ovviamente anche Linkin Park, per i quali Atti e Diego hanno speso principalmente i soldi del biglietto.
Ore 13.10: si passa per la rotonda di Cassana, e si ascolta per la prima volta "Alive" dei Pearl Jam. "Oh I, oh, I’m still alive…"
Ore 13.20: si entra in autostrada. Bisogna ricordarsi di prendere per Padova Zona Industriale, ma solo la direzione, e non di uscirci, perché bisogna arrivare a Mestre ma non a Padova Zona Industriale. Si discorre del più e del meno.
Ore 14.00: c’è una discreta coda all’uscita dell’autostrada. Paghiamo il biglietto, e la coda ovviamente continua subito dopo all’imbocco della tangenziale. Siamo a Mestre, baby, la coda di Mestre è una realtà più grande di te e non potrai liberartene così in fretta. Diego, che è furbo, prima di tirare fuori i soldi per pagare dice "guardo quello prima di noi quanto ha speso". Ovviamente, oltre a non aver fatto il nostro tragitto per forza, è un francese coi baffi.
Ore 14.05: il delirio. Macchine intraversate che attraverano tutta la carreggiata a passo d’uomo tagliando la strada al mondo. Facce da Heineken (inteso come Jammin Festival). Facce da Heineken (inteso come birra). C’è un tedesco di nome Huber, un pirla che si sporga dallo sportello, qualche gnocchettina, tanti camion, qualche maraglio. Vige la legge dell’arroganza e della presunzione.
Ore 14.30: riusciamo a partire. Dopo 200 metri ci accorgiamo che dobbiamo svoltare a destra, e siamo sulla terza corsia a sinistra… taglio burrascoso di strada a mezzo mondo e inevitabili suonate di clacson. Se voi con i vostri camion del cazzo non ci oscuraste la vista dei cartelli, non andrebbbe così. VIA I CAMION DALLE STRADE.
Ore 14.35: c’è ancora coda. Ma siamo finiti in un autogrill? No, non c’è coda all’autogrill. Dove siamo? Siamo usciti dalla parte giusta, che culo.
Ore 14.50: si inizia a vagare per Mestre e dintorni. Tanto c’è una strada sola che porta al Parco San Giuliano: il più è prendere quella giusta. Infatti ne prendiamo un’altra sbagliata. Si torna indietro e si becca, oltre alla sede della Wind (che è una normale aziendina dell’interland bolognese, praticamente), un minuscolo cartello di direzione dell’Heineken. Evviva le indicazioni, eh. Sarà l’unico che troveremo in tutta la giornata.
Ore 15.30: finalmente vediamo dov’è sto cacchio di Parco San Giuliano. Il più è trovare un parcheggio, ed entrarci a piedi. Chiediamo informazioni a un vigile: ci dice di fare il giro e di andare in "la dove c’è la coda".
Ore 16.20: dopo un interminabile calvario di code arriviamo a parcheggiare vicino a una discarica. Nel mentre, è tutto uno scenario di  ZINGANI con tanto di tende improvvisate, furgoni verniciati, teli. C’è pure un gruppo di ZINGANI (li proprio quelli puri) che hanno parcheggiato in un campo di grano con una Uno bordò. Ci aspettiamo di vederci Podda e BS. Loro sono quelli ceh non vanno all’Heineken. Loro vanno DALL’HEINEKEN, risparmiano il biglietto, e stanno li 4 giorni a fumarsi razzi e bere birra.
Scendiamo e ci avviamo a piedi. Bagarini pronti a comprarci il biglietto… con il senno di poi, glielo venduto subito. E con il senno di ancora prima, me ne stavo direttamente a casa e neanche lo compravo.
Ore 16.25: dialogo dei tipi a piedi dietro di noi…
"Ma guarda, anche se ci saltiamo i My Chemical Romance… ah ah.."
(e Diego pensa "mah si… non è che…")
"Eh si eh… anche se arriviamo finiti i The Killers… eh eh…"
(e Diego idem come sopra)
"Ma anche finiti i Linkin Park… ah ah"
(e qua Diego già non è d’accordo)
"Si, arriviamo giusto per i Pearl Jam, ci interessano solo loro…"
"No ma guarda i Linkin Park poi… cioè sono stati a un festival no, hanno fatto un intervista, e ha detto "noi abbiamo fatto un album come gli XXXX *****" ma come puoi dire una simile bestialità? ma di che ti sei ispirato, non che l’hai fatto come loro…"
"No ma si guarda io non ce li ho eh, ma i due primi cd erano anche belli… ma quello nuovo… fa cagare!"
"Si si… il nuovo singolo What I’ve done è una merda…"
(qua Diego sta per voltarsi, impuntarsi con i piedi, guardargli con le lacrime agli occhi e dire orgoglioso a testa alta. "BEH… A ME PIACCIONO. OH!")
Ore 16.35: ci danno delle bandane di Radio 105. Nere. Cazzo che genio il responsabile marketing: facciamo delle bandane nere, così la gente se le mette in testa e si ripara dal sole.
Ore 16.36: siamo in coda per entrare. due americani/inglesi dietro di noi ci regalano un’altra bandana. Davanti a noi altri american/inglesi. Cazzo ma siamo nella fila per stranieri? Ah, no. Diego si accorge che ho un coltellino nello zaino.
"Eh, me lo sono dimenticato dall’ultima vacanza" (quindi almeno sei mesi prima).
"Eh se ci fanno delle storie?"
"Ma figurati per un coltellino… beh, sta a vedere che non si può? E se uno ZINGANO in tenda deve sfettlarsi della marmellata alla mattina, cosa fa? Con le dita?"
"Beh ma fanno storie per le bottiglie d’acqua…"
"Ma cosa c’entra? Una bottiglia d’acqua se la lanci chiusa son due chili eh… fa male…"
"E se lanci un coltellino no?"
"Ma sarà si e no 50 grammi…"
Vabbè, alla fine ci controllano il biglietto con uno scanner. E lo zaino neanche lo cagano. Morale: puoi entrare con una bomba nello zaino, ma non con un biglietto stropicciato. Intanto scendono le prime goccie di pioggia.
Ore 16.40: i primi stand! Uno stand dove degli "artisti" (immagino laurenadi al DAMS o ad altre facoltà DEL CAZZO tipicamente VENEZIOIDI) ti "remixano" la maglietta. Ovvero tu gli dai la tua maglietta (magari bella, pulita e ben fatta, che costa pure più dei 46 euro del biglietto) e loro ti pacciugano sopra a tempera dei disegnini del cazzo che, obiettivamente, ai campi solari di quest’estate a galliera, troverò bambine delle elementari di 10 anni più brave. E il tutto, A GRATIS! Cazzo che culo.
Lo stand dopo suonano delle band emergenti, o non si capisce bene, forse anche la gente a caso può salire e suonare. Stanno suonando "Alive", dei Pearl Jam. "Oh I, oh, I’m still alive…" E due. Andiamo a fare pipì, nel mentre. Cessi chimici ovviamente schifosissimi come in tutti gli eventi di massa.
Ore 16.50: ci avviciniamo alla zona del palco principale (che deve chiamarsi main stage che fa più figo e Heineken), ci sono i LE MANI che stanno finendo la loro esibizione. Il palco è bello, e c’è tutta una specie di arena bella piena e allegra. Inizia a piovere. Ci sono in giro tante tende verdi dell’heineken da uno/due posti. "Quanto costa?" – "10 euro, ma andate a comprarle in fretta che stanno finendo".
Ore 16.55: le tende sono finite, arriveranno nel giro di 10-15 minuti. Nel mentre, aspettiamo. Mi mangio un panino. E piove sempre più forte. Arriva sempre più gente. Arriva un tipo, magro, canotta nera stretta dalle spalle, tutto bagnato, birra da 66 in mano. BIRRA MORETTI. la appoggia sul bancone, chiede delle tende pure lui, niente. Un tipo si alza in piedi e parla per tutti. "Ragazzi, le tende sono finite!"
E poi dopo un trenta secondi. "Finché piove non riescono a portarci le tende". Ma cos’è, neanche ci fosse una tromba d’aria.
Ore 17.00: sta piovendo molto più forte. Per non fare entrare l’acqua chiudono i lati dello stand. Io mi mangio un altro panino.
Ore 17.01: sta piovendo tantissimo. E c’è tantissimo vento. Tanto. Ma veramente tanto. Il vento è assurdo. La gente mi si pressa addosso, sono quasi attaccato al bancone. "OH!! IL MIO PANINO!!"" Eccheccazzo, valore unitario di 83 cent, intagliato a mano, voglio mangiarmelo tutto e non perderlo nella ressa. Finisco di mangiarlo.
Il vento è disumano, non ne ho mai visto tanto in 23 anni di vita. Infatti le coperture dello stand si aprono magicamente. Essendo al centro non mi arriva acqua, ma siamo tutti schiacciati al centro. Per un attimo penso a scappare, poi penso che in fondo è il posto più sicuro: sono coperto da tutte le persone. Mi volto: le tipe dello staff sono scomparse. (Questo è davvero un mistero, perché pochi secondi dopo sono riapparse un paio con tanto di impermeabile). La scaffalatura dietro delle magliette è svuotata (sono cadute tutte per terra o volate via) e sta ondeggiando pericolosamente. Spero sia legata. Si sentono dei ciocchi metallici, e cadono dei pali di ferro. Non so dove si trovassero prima. La gente urla e grida.
Ecco, in questo momento ho la netta percezione di essere dentro una tromba d’aria. Guardo lontano, è tutta grigio, vedo la pioggia cadere in orizzontale, vedo tende verdi volare via insieme ad ombrelli rotti in un miscuglio di cielo grigio e acqua.
Ecco, in questo momento ho paura che venga sradicato via anche il nostro stand. Ho paura di essere colpito da un palo in ferro dello stand. Ci penso, e spero che se dovesse succedere, colpisca le altre persone che mi stanno intorno, e non me.
Il vento si abbassa. La pioggia cala. La gente si allarga.
"Diego! Andiamo a prendere le tende che volavano via! Guarda ce n’è una li!"
"Atti… c’è della gente dentro…"
"Eh se!"
Escono due tipi da una tenda in mezzo al prato. Prima non c’era nessuna tenda li.
"Ohi è vero!"
"Ovvio che c’erano due tipi dentro! Figurati se con sto vento stava li ferma da sola…"
"Oh magari l’aveavano piombata mentre andavano a farsi una birra."
Chissà se bumbavano durante la tromba d’aria. Proprio TROMBA d’aria.
Ore 17.15: il cielo inizia ad aprirsi. Ha smesso di piovere. Ci sono delle strutture metalliche ribaltate. Erano le torri delle casse. Si sentono sirene di ambulanze americane. "Sono i My Chemical Romance?". No sono ambulanze vere, italiane, ma conciate con colori e sirene americane. "Soccorso prenatale". "Soccorso avanzato". Cioè Sant’Agostino soccorso je fa na sega. E hanno anche la sirena italiana. Doppia sirena italoamericana.
Io e Diego siamo gli unici calmissimi. Ci sediamo pure per terra con il nostro telo. In mezzo, di tutto. Ombrelli divelti e pozze d’acqua. Gente rimasta in mutande, bagnata fradicia. Noi siamo asciutti, quasi completamente, a parte una tipa che nella foga ha rovesciato una lattina di birra sul piede di Diego.
Ore 18.00: arrivano dei tizi ad allontanarci tramite transenne. Fine. Concerto finito. Lo scenario è surreale: il maxischermo titola ancora "My Chemical Romance", i drappi neri dello sfondo sono lacerati, le torri sono ribaltate, l’arena è vuota, e inizia ad esserci pure il sole. Un tipo ubriaco di Jack Daniels grida "SBIRRI DIMMERDAAA!!!" seguito da "Nella vecchia Nassirya… ya ya oh!". Che sfigato. Ridiamo. Ridiamo DI lui.
Ci dicono che ci rimborseranno, e i concerti di domani e di dopodomani ci saranno. Si come no. Le solite parole per tranquillizzare tutti. Tanto quando saprete la verità sarete già lontani da qui.
Ore 18.50: arriviamo alla macchina, che per fortuna non è stata devastata nè dalla pioggia nè dagli ZINGANI, e partiamo per casa. Nel tragitto abbiamo incontrato il CDA della Wind, con il signor Wind, veneto barbuto in camicia bianca di circa 120 chili. Già che c’erano facevano il CDA sul tetto della Jaguar in mezzo alla coda. Tanto loro sono in 4.
Ore 19.21: si entra in autostrada. Nel mentre, per "consolarci", è partita la riproduzione programmata dei gruppi che avrebbero dovuto suonare all’heineken: nell’ordine, avremo My Chemical Romance, The Killers, Linkin Park, Pearl Jam.
Ore 19.35: si iniziano i sette chilometri di coda Marghera-Dolo, in compagnia di una seat di reduci dall’heineken, e soprattutto di una camion polacco di cavalli e cavalle polacche dove l’ultima cavallo lecca la gnocca a un’altra cavalla che per manifestare il proprio disappunto (o il proprio gradimento) tira delle zoccolate contro le pareti del tir. Ci verrebbe voglia di dirlo al camionista.
"Oh! Signore! Beh ma c’è una cavalla che zoccola la di didiettro!"
"Quale? La zoccola? Ah ma lo so… è una zoccola…"
Ore 19.55: finalmente ce la si fa ad andarsene. La nuova gag che impersevera è quella dei poveri Linkin Park che erano li che dovevano suonare e poi niente.
"Beh ma dai come non suoniamo? Ma c’è già Beppe Melega con la macchina accesa…"
Ovviamente Beppe Melega è un membro dei Linkin Park e ha già tirato fuori la sua Ford Mondeo Station Wagon.
"Beh ma dai allora andiamo o no? Dai che sono in mezzo alla strada…"
"Oh beh io portato pure giù la batteria…"
"Tal drez, sennò come cazzo la accendevo la macchina?"
"Beh ma avevo preso via i piatti…"
"Ma che cazzo li hai portati via che dovevo ancora mangiare?"
"Beh ho mi hai detto dai fai in fretta che dobbiamo andare la a Mestre che c’è della coda e del casino…"
"Beh ma zio can se lo sapevo mica mangiavo in fretta…"

Arriva quello con le cuffie.
"Oh cazzo è successo?"
"Cavati le cuffie!"
Arriva quello con la cuffia.
"Beh ma te che cazzo fai con la cuffia? Beh ma col caldo che c’è la cuffia? In giugno?"
"Oh ma te scherzi ma con la sbarzola che c’era…"
E via così.
Ore 21.20: dopo diverse foto artistiche autostradali di Diago, usciamo dall’autostrada a Ferrara Nord.
Ore 21.54: passiamo per piazzale bonzagni, dove da veri survivor raccontiamo tutte queste gag: poi porto a casa diego, e dopo una slavata di ascelle e di faccia tramite salviettine profumate miracolose, vado al porkys. nel mentre, i pearl jam "live on my autoradio" hanno appena suonato Alive.
 
"Oh I, oh, I’m still alive…"
 
(Pearl Jam – "Alive")
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Categorie:Freestyle
  1. Noemi
    18 giugno 2007 alle 17:27

    Diciamo pure che avete avuto un gran culo! Le gambe e la macchina sono salve! I Pearl Jam prima o poi rifaranno un concerto!

  2. Rosario
    19 giugno 2007 alle 20:40

    Grande commento per un triste avvenimento.Io dovevo esserci per i Pumpkins il sabato………..troppe bestemmie , meglio non pensarci!!!Ciao

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